La rinascita dell'Abruzzo
Nel lontano 1903 il sommo vate Gabriele D'Annunzio in un momento di nostalgia della sua terra scriveva “Settembre andiamo. È tempo di migrare. Ora in terra d'Abruzzo i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare” e nessun abruzzese di L'Aquila si sarebbe immaginato che avrebbe dovuto “migrare” dalla sua casa in quella tragica notte del 6 aprile del 2009 a causa del terremoto di forza 5,8 gradi della scala Richter.
Alle ore 03.32, in piena notte, la scossa sconvolse l'intera città e grande parte della regione causando 200 morti, oltre 2.000 feriti e oltre 70.000 sfollati.
Giusto il tempo per il Governo di dichiarare lo stato d'emergenza e per noi di avere la notizia e di qualche telefonata e alle nove di quella stessa mattina due piccole squadre, una della Procivicos e una della consorella Croce Gialloazzurra di Torino, erano già sui mezzi in partenza alla volta di L'Aquila.
Nel tardo pomeriggio arrivarono sul luogo del disastro trovando una scena di distruzione con i pompieri e le squadre cinofile di ricerca dispersi totalmente impegnati nella lotta contro il tempo per salvare chi era rimasto bloccato sotto le macerie e poteva essere ancora vivo e attraversando la città con il cuore che si stringeva a causa di ciò che vedevano raggiunsero il centro di raccolta volontari organizzato dall'ANPAS nello stadio di L'Aquila dove si misero subito a lavorare per montare le tende per gli sfollati che a centinaia erano chiusi nelle loro automobili all'esterno dello stadio con una temperatura che era al disotto dello zero senza nessun genere di conforto tranne le poche cose che avevano potuto prendere evacuando precipitosamente dalle loro case e con lo sciame sismico che continuava a intervalli irregolari a far tremare la terra già così grandemente martoriata.
Per circa una settimana i nostri volontari lavorarono duramente nella creazione del campo organizzato nello stadio e poi furono trasferiti nel campo più grande di Paganica dove ebbero la responsabilità della pulizia e igiene del campo.
Circa quindici giorni dopo i nostri volontari furono trasferiti nuovamente al campo in creazione nel campo di calcio di Cesaproba e lavorarono in collaborazione con un gruppo di volontari della regione Calabria.
La nostra responsabilità era la totale gestione del campo che dava asilo a 240 persone.
Ci si occupava di qualunque cosa come la segreteria e il censimento quotidiano della popolazione del campo, dal servire colazione, pranzo e cena con il procuramento degli approvvigionamenti quotidiani all'igiene del campo, dalla sicurezza degli occupanti le tende ad un servizio di pronto intervento sanitario stabile nel campo, dai problemi degli anziani a quello dei bambini e ovviamente a tutte le problematiche e disagi che una comunità riunita in un campo a causa di un evento così drammatico come un terremoto può generare sia nel bene che nel male.
E per i sei mesi successivi abbiamo continuato a lavorare a favore di queste persone inviando totalmente 110 volontari che a rotazione facevano mediamente turni di una settimana per un totale complessivo di oltre 18.297 ore di lavoro di volontariato.
L'intero paese di Cesaproba ha dimostrato in modo tangibile la riconoscenza per l'operato dei volontari della Procivicos e della Croce Gialloazzurra.
Per noi è stata un'esperienza dura ma enormemente gratificante, è veramente impagabile vedere le persone attraverso i mesi che dalla disperazione del disastro, grazie al nostro aiuto, vanno attraverso tutte le difficoltà, recuperano piano piano una sempre maggiore serenità e alla fine tornano ad una giusta normalità.
Nessuno di loro dimenticherà mai quel disastro e nessuno di noi volontari dimenticherà questa esperienza ma nessuno, ne gli abruzzesi ne noi volontari, dimenticheremo mai quanto abbiamo fatto insieme per il bene di tutti ognuno con le proprie responsabilità e competenze per far tornare una regione ad una normalità accettabile.
E così in un qualche momento dell'autunno del 2009 risuonarono di nuovo nelle orecchie degli abruzzesi le parole del poeta “Settembre andiamo. È tempo di migrare” ma questa volta dai campi di tende alle loro proprie vecchie o nuove case.
Grazie a tutti i nostri volontari e a tutti i volontari italiani che hanno reso possibile questo piccolo grande miracolo: far superare il disastro a decine di migliaia di nostri fratelli abruzzesi e far si che si ricominciassero a vivere con dignità.
Orgogliosi di essere volontari.

































